L’avevo conosciuto tempo, a una cena di inizio estate. La cena dello sponsor. Io ero ospite, gentilmente invitato dall’Olimpia Legnaia. Lui, Alessandro Balleggi, titolare della Cantini Lorano SRL era lo sponsor. Mi ci volle un pò a capirlo, anzi lo capii solo quando ormai eravamo al dolce. Mi avevano incuriosito i suoi racconti sui vecchi tempi, gli anni in cui lui giocava nell’Olimpia Legnaia.

Perchè Alessandro Balleggi è più di un ex giocatore dell’Olimpia Legnaia, è stato uno dei fondatori della società negli anni ’70 e ora, da anni, ne è lo sponsor. Volevo intervistarlo. Poi i mesi passano, la vita si incasina e senza che uno se ne accora arriva già la cena dell’anno successivo. E lì ancora una volta, Alessandro Balleggi si mise a raccontare storie e aneddotr sull’Olimpia Legnaia, che alla fine mi sono veramente deciso che questa storia andava raccontata.

Sono andato a trovarlo nel suo ufficio alla Cantini Lorano SRL, una mattina di ottobre. Arrivo all’appuntamnento con mezzora di in ritardo, ma ho una scusa buona e l’intervista fila via che è un piacere.

Allora Allessandro, facciamo questa intervista di 20 minuti, poi ci si ferma, tanto la gente dopo un pò che legge si annoia. Intanto facciamo un pò di ordine: te quando sei nato?
Io nel 1945, il 1° dicembre del 45

E in che anni hai giocato nell’Olimpia Legnaia?
Io ho iniziato a giocare nell’Olimpia Legnaia quando avevo 11-12 anni e ci ho giocato fino ai 36 anni. Io ho sempre giocato nell’Olimpia Legnaia.. Negli anni la squadra ha cambiato diversi nomi, a seconda dello sponsor di quell’anno. Abbiamo fatto 5 anni di Serie A, poi nel ’66 siamo retrocessi e siamo retrocessi male. Si giocava sempre fuori.

Io, lo sapete, nelle interviste la gente la interrompo, sennò mi partono per la tangente e non li ripiglio più. Io li faccio parlare, ma voglio che parlino di quello che interessa a me.

Aspetta, aspetta. Te a una cena mi raccontasti che quando giocavate in Serie B, il campo di gioco era Legnaia. Poi, una volta saliti in Serie A avete traslocato a Firenze.
La Serie B s’è fatta sempre al campino di Legnaia, fino al ’60 grosso modo.

Nel campino vicino alla chiesa.
Si, nel campino lì in Sant’Angelo, vicino alla chiesa. Era un bel campo in discesa. Ora quel campo lì non c’è più perchè ci hanno fatto la chiesa nuova. Era un campo in asfalto, addirittira mi ricordo che i primi allenamenti li ho fatti sulla terra battuta. Poi l’hanno asfaltato.

Si, ok, ma fammi capire. Prima hai detto che il campo era in discesa. Ma che vuol dire?
Vuol dire che il campo era in discesa. Noi si cercava sempre di giocare il primo tempo in salita, così nel secondo che eravamo più stanchi, si sarebbe giocato in discesa.

Beh, allora in fattore campo era importante.
E certo che era importante, solo che gli ospiti non lo sapevano e noi si fregavano. Guarda che il campo era tanto in discesa !!

Favolosa questa cosa del campo in discesa. L’aveva già raccontata alla cena e era qui che lo volevo portare.

Poi una volta in Serie A avete dovuto cambiare campo di gioco.
E per forza. Ci siamo spostati al Pallazzetto dell’ITI a Firenze in via Benedetto Dei. Io ci ho giocato qualche anno in quel palazzetto lì. Io ho smesso un paio di anni prima che la società chiudesse.

E poi che successe?
Poi la società fu rifondata. Si rimise a posto il mitico campino all’aperto. C’ero io, c’era mio fratello, c’er il mitico Silvano Susini., insomma eravamo un gruppo di amici, fra cui appunto Silvano che giocò con noi un paio di anni dopo la rifondazione. Noi si faceva la Promozione, si giocava per divertimento.

Mi dicesti che fra voi della squadra ci fu un patto.
Allora, alcuni di noi avevamo giocato a pallacanestro a alti livelli e quindi si giocava in Promozione per divertimento. Il patto fra noi fu che alla prima partita che si fosse perso, avremmo smesso di giocare. Era un patto fra noi vecchi giocatori.

Ma, toglimi una curiosità, quanto siete andati avanti senza mai perdere?
Per 5 o 6 anni. Si vincevano tutte, poi chiaramente si rinunciava al salto di categorie.

Poi alla fine perdeste una partita. Te la ricordi quella partita?
Si. Era una domenica mattina. Si giocava a Scandicci. La sera prima chi aveva dormito poco, chi aveva mangiato o bevuto tanto, lo sai te, insomma si perse.

Torniamo un attimo ai tempi della Serie B. Com’è la storia del prete di Legnaia?
La storia è questa. Noi quando si giocava in Serie B, le partite in casa le giocavamo all’ 11 di mattina e la messa era alle 10. Allora il parroco, Don Chiarugi, che era parente del nostro presidente Franco Chiarugi ….. insomma il parrocco quando si giocava in casa accorciava la messa. Poi tutta la gente che usciva dalla chiesa veniva al campino a vedere la partita.

Pallacanestro genuina, d’altri tempi. Però mi pare che l’Olimpia Legnaia nel tempo abbia mantenuto questa sua genuinità.
La società ha mantenuto questo ruolo centrale nel quartiere. Io non sto più a Legnaia, però sono consapevole che queste caratteristiche positive e sane l’Olimpia le ha mantenute nel tempo e le ha ancora oggi.

Ti piace come è gestita?
La società è serissima. Tutti gli impegni vengono sempre mantenuti. Poi, guarda io resto impressionato dal numero di bambini che fanno giocare a basket. Guarda, io ti dico questo e l’ho detto anche ai dirigenti dell’Olimpia: io quando rifondammo la squadra negli anni ’70, mai mi sarei aspettato che l’Olimpia Legnaia diventasse una società con non so quanti bambini, forse 200, forse di più, con 12 squadre o forse di più. Ecco, per me vedere oggi un’Olimpia Legnaia così florida è proprio motivo di soddisfazione.. I dirigenti in questi anni hanno fatto un lavoro eccezionale.

Impossibile a questo punto dell’intervista interromperlo con una domanda, io ci provo ma poi lo lascio parlare

Quindi ….
Guarda per me l’Olimpia Legnaia è stata ed è una passione che è durata tutta una vita. Prima da ragazzino, poi da giocatore in Serie B e Serie A, poi ho partecipato alla rifondazione, ci ho giocato ancora. E ora sono sponsor. L’Olimpia Legna è stata una passione che è nata da bambino e che dura ancora.

A proposito, quanti anni sono che sponsorizzi la prima squadra?
Mah, saranno una decina di anni. Esattamente non lo so, bisognerebbe vedere i bilanci vecchi.

In pratica senza la Cantini Lorano, la Serie C Gold non la facevano…
Ma non lo so, forse ci sarebbe stato un altro sponsor, non so.. Ora, con le nuove disposizioni della Cassazione, se un’azienda sponsorizza una società sportiva, l’azienda vive tranquilla. Prima di questa pronuncia della Cassazione non era così. Fino a qualche anno la situazione era diversa, addirittura lo stato vedeva con sospetto le sponsorizzazioni. Ora la situazione è giustamente migliorata per chi vuole aiutare lo sport. Comunque per sponsorizzare una società sportiva ci vuole soprattutto tanta passione.

E con i vecchi compagni di squadra in che rapporti sei rimasto?
Ogni tanto ci rivediamo ancora. Ci si incontra ancora un paio di volte l’anno. E’ sempre un grande piacere per noi trovarsi ancora. Noi eravamo l’unica squadra di Serie A dove non giravano soldi, ci univa solo la passione pura per questo sport.

Ma mi dicesti, ora che mi viene in mente, che nel passaggio dalla Serie B alla Serie A la gente di Legnaia un pò di amore lo perse per la squadra.
Mah, diciamo che si creò un pò di distanza, per il campo di sede di gioco, come ti dicevo prima. Poi in Serie A ci chiamavamo Firenze, insomma ci fu in primo momento ci un periodo di allontanamento nei confronti della squadra. Poi la gente tornò quasi subito. Ma d’altra parte che si doveva fare? Le leggi federali per la Serie A imponevano il campo al chiuso e, soprattutto, che fosse in pari, sul parquet.. Non si poteva mica continuare a giocare all’aperto e in discesa, sul cemento.

Ora l’Olimpia gioca al Filarete. Eugenio Giani (presidente del Consiglio Regionale della Toscana) una volta lo sentii dire che fu lui a volere che al Filarete ci fosse la palestra e non un altro campo di calcio.
Mah, ora nei dettagli la storia non la conosco. Però, quello che posso dirti è che sicuramente il Giani è un personaggio che ha voluto molto bene al basket fiorentino e in particolar modo all’Olimpia Legnaia. Per anni è stato l’unico o quasi che ha dato una mano allo sport. Ora si sono svegliati anche altri. I politici hanno iniziato a capire l’importanza dello sport per i bambini..

Beh certo, a Firenze poi il basket è molto popolare.E’ uno sport che ah un certo peso politico perchè ci sono tante società di basket.
Si, si a Firenze di societù di basket ce ne sono tante, ma come Legnaia non ce n’è. A Legnaia hanno sempre fatto le cose per bene. Passo dopo passo, senza mai fare il passo più lungo della gamba. Questo è importante.

E passo dopo passo sono arrivati in Serie C Gold
E’ un campionato impegnativo. Devi essere strutturato bene per disputare la C Gold. Da tutti i punti di vista. Ora io qui alla Cantini Lorano sono presidente onorario, quindi, non firmo più nulla. Ma l’impegno morale della nostra ditta, ora guidata dai miei figli è di continuare a sostenere l’Olimpia Legnaia.

La C Gold è un campionato regionale, ma il business della Cantini Lorano è prevalentemente in Italia.
Noi si vende non solo in Toscana, ma in tutta Italia. Le grandi firme della pelletteria le serviamo noi, sono clienti nostri.

A registrore spento la conversazione è andata avanti toccando un paio di punti interessanti. Uno su tutti, le amichevoli pre campionato degli anni ’60. Ah, e poi gli aneddoti sul sul amico Silvano Susini, che durante l’intervista avrà nominato almeno 20 volte. Ma inosmma, questo Alessandro Balleggi ne ha di storie di pallacanestro da raccontare. Tante, tante davvero. Ci si potrebbe scrivere un libro.

Quello in foto che va a canestro a Alessandro Balleggi al campino di Legnaia negli anni ’70. Me l’ha data suo nipote, Bernardo Balleggi che, oltre a essere anche lui un ex giocatore di Legnaia. ora ne cura l’amministrazione. Ora, io mi immagino che se mi ha dato la foto, vuol dire che la posso pubblicare. Io la pubblico, poi si starà a vedere.

0 0 vote
Article Rating